Il dolore è dolore. Punto.
Ci sono momenti nella vita di una persona difficili, caratterizzati da un dolore immenso, che prosciuga tutti i raggi del sole e provoca un'eclissi continua. I motivi possono essere i più disparati: si passa dalla morte di un familiare o di un caro amico ad una pena d'amore.
Alcune volte si sente parlare di una sorta di "scaletta" del dolore, come a dire che se si soffre per essere stati lasciati dal ragazzo/a non è la fine del mondo, mentre se si sta male a causa di una perdita importante allora quello può essere catalogato come un vero e proprio dolore.
Addirittura, quando morì mia sorella, alcune persone sono state capaci di dire ai miei genitori che dovevano sentirsi sollevati perché se n'era andata dopo molto tempo e sapevamo già la fine a cui era condannata, quindi avevamo avuto settimane a sufficienza per elaborare la cosa e arrivati preparati al funerale. "Tu pensa a quelle madri e a quei padri che salutano il figlio in perfetta salute e poi dopo un quarto d'ora scoprono che è morto per un incidente".
Meglio non indagare maggiormente su questo tasto perché potrei scrivere un libro sulle baggianate pronunciate durante e dopo la sua morte. Ho scoperto che se da un lato moltissime persone si dimostrano davvero altruiste, genuine e pronte a starti vicino, ce ne sono molte altre che pensano che il loro dovere sia stato compiuto a sufficienza piangendo al funerale, portando un mazzo di fiori, facendo le condoglianze ai familiari più stretti e poi tornando a casa pensando quanto siano sfortunati i protagonisti della vicenda che, grazie a Dio, non è capitata a loro.
D'altronde non posso neanche biasimarli del tutto. Anche la mia famiglia prima di passare attraverso questa situazione si comportava spesso in questo modo, anche se sempre con un minimo di tatto e di affetto in più. La cosa che mi fa più incavolare è constatare quanto l'uomo sia diventato un essere così profondamente egoista che quando accade una tragedia a qualcuno pensa subito al fatto che non è successa a lui e non a consolare o comunque a cercare di comprendere quanto stia male l'altro.
Comunque, tutto questo era per dire che quando si prova un dolore, di qualunque tipo esso sia, si entra in un tunnel apparentemente senza uscita caratterizzato da pensieri negativi portati agli estremi, da un futuro che appare incerto e minaccioso, spesso anche da vere e proprie crisi depressive o da patologie fisiche, come gli attacchi di panico.
E credo che dovremmo finirla con tutte quelle stupide classificazioni. Il dolore è dolore. Punto.
Alfy (riflessiva)
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