L'uomo che viaggia fra le stelle - 11 giorni con Cremonini (giorno 4)
Questa volta sono di parte, lo ammetto. Credo che la quarta traccia del disco, "L'uomo che viaggia fra le stelle", sia una delle mie canzoni preferite dell'intero album. Non solo per il testo, ma soprattutto per la musica, che parte piano per poi esplodere nel ritornello e infine terminare accompagnata dal "Vieni con me" quasi disperato del cantautore che rende il finale a mio avviso malinconico.
E' un pezzo da cui si rimane colpiti e che produce delle vibrazioni dell'anima non indifferenti.
Ecco la spiegazione dello stesso Cesare:
"L’uomo che viaggia fra le stelle equivale per metodo di scrittura e struttura a pezzi come Momento Silenzioso, E invece sei tu, Il primo bacio sulla luna. Qualcosa di notturno e misterioso, apocalittico. Brani che se non fossero stati scritti da un trentenne farebbero da colonna sonora alla fine del mondo. Vogliono dirci addio a loro modo, e presuppongono ci sia una coda strumentale lunga e lenta a porre fine alla pazzia. Canzoni che chiedono a chi le canta di uscire di scena morendo, come muore una partita di scacchi persa malamente, o volando come un aquilone senza filo, se fosse possibile.
E’ una canzone d’amore che non parla d’amore, ma di paura. Parla di nascondigli dove l’amore si rifugia, ed è in quegli stessi nascondigli che nascono le mie canzoni, quelle che finiscono nei miei dischi se non altro..
L’uomo che viaggia fra le stelle, e ha persino camminato sulla luna, (è lo stesso che) giura amore e poi si pente, chiede ai maghi la fortuna. Malefico.
Questo paradosso è il senso stesso della canzone. Sono totalmente in equilibrio tra tecnologia e sentimento, razionalità e occulto, vivo pensando alla morte e muoio pensando alla vita.
Per questo i ricordi di quando ero un bambino, (quella grande finestra che si apriva sul mio giardino…), riaffiorano spesso e mi ci rituffo volentieri, anche in questa canzone: solo in quegli istanti, (giocavo ancora con i lego), questo equilibrio scomodo e contrastato era assente. Esisteva solo la magia, ero perso nel mistero ad ogni scoperta. Simulavo i rumori di ogni cosa con la bocca, poteva succedere, sarebbe successo. L’ amore era un sintomo, non una malattia.
C’è un passaggio della strofa in cui la canzone scende di un semitono, vuole crollare, barcolla. E’ il momento in cui il grattacielo trema e non potrà più reggersi in piedi. Sono attimi destinati, inutili ma frettolosi. Aprire una finestra e incontrare la luna notturna, chiusi in una camera che sta per esplodere d’amore è il quadro descritto dalla canzone. Cose che forse non vivo più, ma che ho vissuto. Lo stesso più o meno che fa da contesto al primo bacio sulla luna. Era un finestrino di una autostrada notturna, una palla bianca irraggiungibile ma così grande e immobile che ti sembra quasi di…poterla toccare
.
E’ inutile cercare di raggiungerla. Non mi restava che scrivere, appassionatamente, un’altra canzone”
Il mio pezzo preferito:
Ma dell’amore non sa niente, di me
che tremavo di paura
e allora aprivo le finestre per vedere
cosa c’era.
C’era la notte e le sue stelle e
sul tuo viso era la luna,
così ho capito che per sempre non
avrei amato più nessuna…
che tremavo di paura
e allora aprivo le finestre per vedere
cosa c’era.
C’era la notte e le sue stelle e
sul tuo viso era la luna,
così ho capito che per sempre non
avrei amato più nessuna…
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| http://lavitacomearcobaleno.blogspot.it/ Per me in questa canzone viene descritto l'uomo, inteso come essere umano, nella maniera migliore che si potesse fare. Mi piace particolarmente il contrasto tra l'uomo, capace di arrivare sulla luna, e l'uomo che ama, ma ha paura di questo sentimento che prova. Credo che mostri tutte le debolezze, anche le superstizioni che lo caratterizzano. |

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