So soltanto che i ricordi a volte fanno mancar l'aria

E' da ieri che sento come un peso sullo stomaco e ho una gran voglia di piangere.
E' da stamattina che le lacrime ogni tanto spuntano di nuovo e una lieve malinconia si fa largo in me.

Tutto ciò è dovuto a una combinazione di eventi drammatici, chi più chi meno, i quali testimoniano per l'ennesima volta quanto io sia masochista.

Il primo è una cavolata fondamentalmente, ma per me è abbastanza importante. E' successa una cosa che mi ha fatto capire di dover chiudere i ponti in maniera netta con una parte del mio passato (leggi fra le righe: un ragazzo), anche se io non sono ancora del tutto pronta a lasciarmela alle spalle. Devo impegnarmi a mantenere in vita i molti ricordi stupendi che mi legano a lui, per il resto devo capire che non potremo più vederci, incontrarci, sentirci. E' giusto che sia così, per entrambi, e devo accettarlo.

Il secondo è dato dal film che sono andata a vedere ieri sera, STORIA D'INVERNO, con degli strepitosi Colin Farrel e Russel Crowe. Sapevo all'incirca la storia, ma non immaginavo trattasse di argomenti impegnativi come il senso della vita e della morte, il destino, e soprattutto che fosse così drammatico, ma al tempo stesso donasse anche molta speranza. Risultato: quando si sono accese le luci al termine dello spettacolo io e la mia amica ci siamo ritrovate con gli occhi rossi. E' un film che consiglio a tutti, spinge a riflettere su molti aspetti della nostra esistenza, anche se non è certamente una pellicola leggera.

Il terzo riguarda il mio ritorno nel "luogo del delitto", ovvero l'ospedale. Ho dovuto accompagnare mia nonna per una serie di controlli agli occhi e non sono riuscita a resistere: ho sentito l'impulso irrefrenabile di tornare nel reparto di Oncologia, quello in cui io, mia madre e mia sorella abbiamo trascorso innumerevoli giornate. All'ingresso ci sono due cartelloni con diverse foto e in una di quelle c'è mia sorella. Appena l'ho vista è come se si fossero rotti gli argini di un fiume interno che non sapevo neanche di avere: sono rimasta a fissare quella foto per più di cinque minuti mentre piangevo disperata. 

Il quarto sono andata a cercarmelo io: ho iniziato a leggere il libro di Jack Sintini, un pallavolista che ha sconfitto il cancro, proprio stamattina all'ospedale. In ogni pagina ritrovo momenti o ricordi di mia sorella e di tutta la famiglia che avevo seppellito per non farmi troppo male. E' doloroso, ma so anche che questo cammino mi fa bene.

A tutto ciò si deve aggiungere il sogno su mia sorella che ho fatto stamattina. Prima lei aveva i capelli lunghi, era bellissima, sorrideva. Poi ad un tratto me l'ho ritrovata in pigiama, magrissima, che si specchiava e inorridiva vedendo la sua immagine riflessa, simile a un deportato di Auschwitz. 

Mi sono svegliata completamente sudata e terrorizzata, ma la cosa più brutta è stato constatare che non era stato solo un brutto sogno, bensì la realtà.

Alfy (triste e masochista)

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