Amor mio - 11 giorni con Cremonini (giorno 6)

AMOR MIO - CESARE CREMONINI

"Amor mio", la traccia numero 6 de "La teoria dei colori" è la prima canzone che ho scritto per questo nuovo album. Facile pensare a una canzone d'amore ma non è del tutto così. E' una canzone che parla a un padre, a mio padre, per primo. Potrei non aggiungere altro ma non avrebbe senso questo spazio se non cercassi di buttare fuori, anche a fatica, quello che non si può sentire solo con le orecchie. Tutto nasce da parole che messe una vicina all'altra, a formare un significato, mi scoppiavano fra gli occhi insieme alle lacrime. Ricordo con simpatia di una sera in cui ero in macchina e stavo andando a divertirmi con gli amici quando ho sentito Lorenzo (JOVA) per telefono. Mi chiese del disco nuovo, se stavo scrivendo, e gli raccontai questa cosa dell'aver scritto una canzone piangendo. Mai successo prima, da quando vivo di musica. Ho sempre detto che per me scrivere è un momento di grande sfogo, come una improvvisa fuga di energia trattenuta. Un orgasmo di parole che erano nascoste, o di verità che non si potevano proprio raccontare in altra maniera. Così è facile che un nasca una risata, o un sorriso, tra le righe di un foglio che va riempiendosi. Invece quella notte, invaso da sigarette e scarabocchi confusi, avevo il magone, tanto che la voce durante le prime registrazioni del provino, quelle fatte a caldo durante la notte, mi si rompeva continuamente. Ho alcune tracce interrotte nella playlist di quella sessione di lavoro. Anche queste, cari amici, non le sentirete mai….e vorrei non risentirle neanche io, perché potrebbe essere odioso. 

In principio il testo iniziale era diverso. Parlavo per l'appunto a mio padre. "Anche se un giorno dovessi/lasciarMI solo e partire/per lunghi tramonti e concerti/e se non dovessi venire/io, amor mio/non potrei mai farti fuggire/tu dentro me sei la luce di un giorno felice." Immaginavo fortemente il giorno in cui non avrei più potuto sentire la sua voce. Continuai a scrivere di getto un'altra strofa, "Anche se un giorno vedessi/il nostro vestito sgualcire/pensami quando ti fermi/e quando non riesci a dormire…." Poi mi fermai e decisi di nascondere questa personalissima lettera di un figlio che perde un padre cercando di ricucire il tutto voltando lo sguardo verso una ragazza, "Io, amor mio/non potrei mai farti soffrire/tu dentro me sei un giardino di rose proibite", scrivendo quindi lo special e l'ultima strofa. Poi cambiai le parole della prima rivolgendole a lei, una lei che per me ha nome e cognome ovviamente, non una lei di fantasia. Qualcuno che mi stava comunque rubando il cuore, cercando di fare in modo che nessuno pero' potesse fraintendermi. "LasciarMI", divenne "LasciarTI" ….un cambio di fronte che pero' a me non cambiava nulla. Quello che volevo era poter scrivere una canzone che parlasse di due grandi amori che si sarebbero prima o poi inevitabilmente persi per sempre, senza decifrare quale fosse il protagonista. Un padre. Una amata. Parlare a tutti e due. Detto con ironia, due piccioni con una fava! Bingo!! 

In fondo lo special di questa canzone si addentra nelle mie piccole grandi sfide della vita quando chiede di cercarmi "là sulle rive dei fiumi che cercano rime", di cercarmi "là sulle cime/perché tu sei la neve che scioglie ad aprile". Perderò sempre qualcuno per andare a caccia di rime. E sempre mi rimarrà il rimorso di aver dato troppa importanza a quei mondi fantastici in cui da una sorgente zampillano le parole più importanti che ho. Quelle che metto in una canzone. 

Ora, non pensiate che io mi prenda così sul serio, non sarebbe vero. Ma un canzone, quando nasce, è un miracolo. E tende ad essere importante per me. Anzi, fondamentale. Spero sempre con tutto il cuore che ci siano bocche ancora così affamate di emozioni là fuori, da poterle divorare. 

"Amor mio" è nata così, al pianoforte, e così è rimasta sempre, anche nel disco. L'arrangiamento di archi che sentite è stato scritto da me, poi perfezionato dal Duca e diretto da John Metcalfe negli Air Studios di Londra. Cosa ho provato quando stavo lì seduto davanti ai musicisti che la vestivano? Questo sì, non mi è possibile spiegarlo. Ci vorrebbe un'altra canzone. 

Un grande abbraccio



Ce

Tu dentro me sei la luce di un giorno
felice.

Tu dentro me sei un giardino di rose
proibite....

Tu dentro me, sei la neve che
scioglie ad aprile...

Io, amor mio, non potrei mai farti
soffrire!

Credo che sia una canzone dolcissima, che riesce a comunicare una sorte di dolce malinconia, ma che testimonia al tempo stesso la forza di un affetto enorme. Vi consiglio di ascoltarla attentamente e immersi nel silenzio.


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